Cronache dal Paradiso: la Pasqua

Non per tutti la Pasqua è serena e felice

Tutti a magiare qui sulla terra: lasagne, cannelloni, pastiere e casatielli, carciofi e piselli, arrosti e uova di pasqua: insomma è una festa come si deve; e poi il detto “Pasqua con chi vuoi” dopo il “Natale con i tuoi” rende la festa più libera e godibile.
Pochi tuttavia pensano o immaginano che non per tutti la pasqua sia un evento lieto.
Proprio lassù, in Paradiso, infatti, c’è Qualcuno che si tormenta in questi giorni: e non è un santo qualsiasi. Non è un San Pietro sempre tormentato dal ricordo di aver, in questi giorni, rinnegato il Maestro dinanzi a ottuse guardie; oppure un San Tommaso con la sua offensiva incredulità. Qui stiamo svelando un segreto incredibile. E’ proprio Lui, il Sommo, l’Onnipotente ad essere turbato. E inoltre non può neanche dirlo a nessuno di famiglia. Perché a metterlo in crisi è proprio la scomparsa della sua famiglia. E il peggio è che la responsabilità di questa tragedia è proprio Sua, nonostante i migliori santi cerchino argomenti di fede per alleviare i suoi sensi di colpa.

Ma procediamo con ordine: dopo il sofferto sacrificio del Figlio che si immola per i nostri peccati, soprattutto quelli dei miliardi di ragazzini che da millenni si masturbano quasi tutti i giorni, come ben ci avvertivano i preti in confessione, il Sommo Bene vuole stupire tutti e mostrare la sua grandezza e la su gratitudine verso questo Figlio unico già turbato dalle incertezze sull’identità del padre: l’Onnipotente, lo Spirito Santo e la sua relazione con la madre, o il povero san Giuseppe che da più di due millenni deve sentirsi addosso le perfide insinuazioni di Beati buontemponi che quando lui passa, tra una nube e un’altra del Paradiso, parlano di cervi, tori , caproni o
di altri animali con le corna, scrutando poi il pio Giuseppe come si oscura in volto.
Ebbene per farsi il grande, il Nostro organizza niente di meno che una resurrezione non solo spirituale, ma proprio una resurrezione del corpo martoriato, con qualche cicatrice, un paio di cerotti, ma nulla di più. Il giorno di Pasqua, uscendo dal sepolcro, il Figlio unigenito è vispo e vitale e con un mantello nuovo fornito dai discepoli strabiliati. Ed è giusto che noi si mangi un po’ di più per omaggiare l’evento che contraddice le leggi sulla vita e la morte che lo stesso Padre ha creato da eoni. Il Figlio ritorna a mostrarsi ai pochi discepoli eletti e si stava riabituando a rivivere, un po’ di nascosto ma meglio così.
Ma la cosa non poteva durare perché il Motore Primo dell’universo decide di assumerlo in cielo così, con il corpo e tutto il resto. E non solo ma, anni dopo, decide di mostrare la sua gratitudine anche alla Madre vergine assumendola in cielo, anche lei, con il corpo.
Orbene poiché la residenza Reale è nell’alto dei cieli, e non su un qualsiasi Olimpo facilmente raggiungibile, per arrivarci, bisogna attraversare spazi infiniti della stratosfera, dello spazio stellare ecc.
Insomma, per farla breve, i due corpi divini sembra che vaghino ancora nei cieli alla ricerca del Paradiso ma non hanno le coordinate. E si ! anche gli onnipotenti possono sbagliare ! il Nostro dimenticò di dare Loro , figlio e madre, la “posizione” del Regno divino nell’alto dei cieli.
E ogni Pasqua il Sommo Bene pensa a quanti pericoli corrono quei due nello spazio: asteroidi vaganti, radiazioni stellari, buchi neri !! Non voglio proprio pensare ai buchi neri !
E tu allora mi dirai che se Lui è onnisciente deve sapere dove sono e se è onnipotente può, con uno schiocco di dita , farli apparire dinanzi a Lui….
Della qual cosa si meravigliano assai i grandi teologi di cui è pieno il Paradiso: san Tommaso, ad esempio, molto contrariato perché questa situazione mette in crisi tutta la sua filosofia, non sa più cosa dire affinché il Capo supremo eserciti i suoi superpoteri per risolvere il problema.

Eppure già da vari anni correva voce che per conoscere l’esatta posizione dei due divini dispersi, bisognava interrogare l’Oracolo di Delfi e cioè il dio Apollo, esponente di spicco della concorrenza. Ma il Padre Nostro si è sempre rifiutato di ammettere che ci sia qualcuno che ne sa più di lui. E poi che figuraccia rivolgersi a una religione ormai fatta scomparire da secoli e che versa, si sa, in una irreversibile decadenza. E poi non bisogna troppo far trapelare la misteriosa scomparsa; non sia mai che arrivi alle orecchie di Allah la cui religione è pericolosamente in crescita e con militanti che senza paura affronterebbero i bui spazi interstellari, carichi di esplosivi… Una morte, per il Figlio, può anche andar bene; ma due implicherebbe una seconda resurrezione e la necessità di festeggiare due Pasque ogni anno con grave disappunto dei capretti e degli umani dalla digestione difficile.
Insomma per non impermalosire il Creatore, una commissione di Santi, capitanati dal solito pragmatico San Paolo, che ben conosceva la vecchia religione degli dei dell’Olimpo, decise di inviare un loro rappresentante, in assoluta incognita, presso l’Oracolo, per interrogarlo.
Si scelse san Sebastiano che era ancora di bell’aspetto e con delle gambette ben tornite che sarebbero state bene sotto il gonnellino greco che avrebbe indossato. E poi anche in considerazione del fatto che questi dei pagani non hanno una granitica morale sessuale, come la nostra, e semmai nella loro depravata promiscuità sono attirati da un bell’aspetto fisico, indipendentemente dal genere….
Quanto al non indurre in tentazione, questo vale per i cristiani e non certo per i pagani.
Il nostro Sebastiano, però andato a Delfi, vi trovò solo ruderi e rovine. Ma stranamente una gentile fanciulla lo invitò a seguirla: lo avrebbe portato speditamente sull’Olimpo dove avrebbe potuto incontrare direttamente il Dio con la lira e le frecce.
Quando entrò nella dimora delle divinità greche, san Sebastiano rimase di stucco: tutti se la godevano mangiando cibi sublimi, ascoltando musiche sovrannaturali, fiori e profumi dappertutto, affettuosità anche un po’ equivoche che stuzzicarono non poco il nostro Santo straziato secoli prima in piena gioventù. Ma nonostante stordito da tanti stimoli sensuali e da tanta bellezza, non poté credere ai suoi occhi quando disteso su un triclinio lussuosamente addobbato afferrando una coscia di pollo all’ambrosia, sorridente e sereno, se ne stava un trentenne con qualche cicatrice e qualche cerotto, chiacchierando amabilmente con una distinta signora seduta accanto a Lui, mantello azzurro occhi bellissimi, inequivocabilmente divini.
Il nostro Santo non si chiese manco come erano potuti finire lì; era tutto preso dal pensare come avrebbe potuto restarci anche lui, mentre uno splendido ragazzo con delle alette alle caviglie lo guardava con occhi ammiccanti.